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Poste-TIM, il nuovo gigante prende forma

Durante la riapertura dei termini sono state consegnate 409,96 milioni di azioni TIM, che si aggiungono ai 993,6 milioni di titoli già portati in adesione e alla partecipazione del 20,104% posseduta in precedenza da Poste.

Poste Italiane chiude l’OPAS su TIM conquistando l’85,822% del capitale e apre una fase destinata a cambiare profondamente dimensioni e identità del gruppo. Durante la riapertura dei termini sono state consegnate 409,96 milioni di azioni TIM, che si aggiungono ai 993,6 milioni di titoli già portati in adesione e alla partecipazione del 20,104% posseduta in precedenza da Poste. Il corrispettivo per ciascuna azione TIM aderente è composto da 0,218 nuove azioni Poste e 1,97 euro in contanti, con pagamento previsto il 2 ottobre. La soglia del 90%, che avrebbe consentito il diritto di acquisto delle azioni residue, non è stata raggiunta. Con oltre l’85% del capitale, Poste dispone comunque di una partecipazione largamente maggioritaria, mentre l’operazione apre la strada al successivo percorso di integrazione.

La svolta arriva dopo un 2025 da record. Poste Italiane ha chiuso lo scorso esercizio con ricavi per 13,121 miliardi di euro, in crescita del 4,2%, un Ebit adjusted di 3,245 miliardi, +9,6%, e un utile netto contabile di 2,235 miliardi. Escludendo il contributo della partecipazione in TIM, il risultato netto ha raggiunto 2,220 miliardi, il 10,3% in più rispetto al 2024.

Una progressione che è proseguita nel 2026, infatti al 30 giugno scorso i ricavi del gruppo hanno raggiunto 6,8 miliardi, +5,9% rispetto al primo semestre 2025, mentre l’Ebit adjusted è salito del 6,8% a 1,8 miliardi. L’utile netto si è attestato a 1,2 miliardi, con un incremento del 3,5%. Le attività finanziarie investite della clientela hanno toccato 613 miliardi, 13 miliardi in più rispetto alla fine del 2025.

La crescita ha interessato tutti i principali business: 2 miliardi di ricavi per Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione, +6,4%; 3 miliardi per i Servizi Finanziari, +4,4%; 983 milioni per i Servizi Assicurativi, +8,6%; 860 milioni per PostePay, +7,3%. La solidità patrimoniale resta elevata, con un Total Capital Ratio di BancoPosta al 22,5%, CET1 al 19,3% e Solvency II ratio di Poste Vita al 303%.

Sono numeri che spiegano la forza con cui la società guidata da Matteo Del Fante affronta l’integrazione con TIM. Poste sta evolvendo da gruppo postale-finanziario a piattaforma che riunisce logistica, risparmio, assicurazioni, pagamenti, energia e telecomunicazioni.

L’85,8% di TIM segna quindi molto più di un’acquisizione. Dopo i record del 2025 e un primo semestre 2026 ancora in crescita, Poste cambia scala e porta uno dei maggiori gruppi italiani al centro della convergenza tra servizi finanziari, reti e infrastrutture digitali.

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